mercoledì 28 maggio 2014

PAGELLE DI STAGIONE - PARTE 1

Terminata la stagione regolare è tempo di pagelle. Qualcuno potrà obiettare che ci sono ancora i playoff da disputare e non sarebbe corretto tirare le somme prima della parte più calda e importante della stagione. La soluzione migliore dunque è quella di pagellare solamente le 8 squadre che non sono approdate ai playoff.


PASTA REGGIA CASERTA: voto 7

Nonostante condivida i 30 punti con Reggio Emilia e Pistoia è la squadra che è rimasta esclusa dai playoff. La stagione dei campani è stata assai positiva dal momento che è rimasta all’interno della zona playoff per interi mesi e per questo l’esclusione dalla post season brucia parecchio. Jeff Brooks è stato il l’uomo in più dei bianconeri che hanno trovato comunque negli altri americani Chris Roberts e Cameron Todd Moore tanti punti importanti. Coach Molin ha svolto un ottimo lavoro probabilmente spremendo al massimo i suoi giocatori.

CIMBERIO VARESE: voto 5

Una squadra che per gran parte della stagione ha vissuto con i problemi dovuti alla costruzione iniziale, sia per quanto riguarda il tecnico che certi giocatori. La Cimberio ha praticamente mancato tutti gli obiettivi stagionali anche se dopo l’arrivo di Banks e la sostituzione di Frates con Bizzozi gioco e clima intorno alla squadra sono sensibilmente migliorati e la possibilità di approdare ai playoff è rimasta viva fino alla penultima partita contro Siena. Dalle stelle di una stagione fa alle stalle di questa: per la prossima si è deciso di ripartire dai giovani e (si spera) da Banks, cambiando anche a livello societario.

UMANA VENEZIA: voto 4,5

Più ricca e più ambiziosa delle suddette squadre è stata tra le più brutte sorprese di stagione: gli sfavillanti acquisti Andre Smith, Donell Taylor e, in ultimo, Sasa Vujacic, non hanno reso quanto sperato da Brugnaro & co., anche se dopo l’arrivo di Markovski le cose sembravano essere migliorate, in un secondo tempo le prestazioni sono calate e, con esse, le vittorie. Se si vorrà investire sulla Reyer i soldi sembrano esserci e la gente appassionata anche. I giovani interessanti in Veneto non sono mai mancati, guardarsi un pochino intorno per tirare fuori qualche prospetto interessante come Akele potrebbe essere una buona base, anche se per fare crescere i ragazzi bisognerà investire su giocatori già maturi cercando di puntare sui profili migliori per la Reyer.


SIDIGAS AVELLINO: voto 4,5

Un allenatore mai dimenticato che torna da vincente, una squadra costruita con criterio e con buoni giocatori (anche se l’accoppiata Lakovic-Spinelli in regia non ha mai troppo convinto) e le possibilità economiche di cui in questa stagione non ci si doveva preoccupare sembravano il biglietto da visita migliore per una stagione in cui i Lupi dovevano rilanciarsi. Ma non è stato così. I tanti, troppi, problemi tecnici e tattici hanno minato la stagione di una squadra che l’anno prossimo ripartirà ancora da Vitucci, non volendosi far sfuggire un’altra volta il “Sindaco” che, come i giocatori su cui probabilmente punterà, avrà una gran voglia di riscatto.

GRANAROLO BOLOGNA: voto 4,5

Stagione strana per le Vu Nere che dopo un inizio scintillante si sono ritrovati a dover lottare per la salvezza fino a poche settimane prima della fine della stagione regolare. La squadra ai nastri di partenza non era certo scarsa ma per qualche motivo il meccanismo si è inceppato e la Virtus si è vista scavalcare da una squadra dopo l’altra. Walsh è stata la bella sorpresa di stagione, Hardy la conferma e Warren l’uomo giusto. Ma gli altri hanno fatto meglio, forse perché il gruppo bolognese non era tra i più coesi, tanto che gli allenamenti di notte voluti da coach Valli avevano anche quello di cementificare un gruppo che si stava sfaldando dopo le tante sconfitte e il taglio di Ware. Valli ci sarà anche l’anno prossimo e con lui si spera anche i giovani, anche se non tutti quest’anno hanno dato quanto ci si aspettava da loro.

VANOLI CREMONA: voto 6

Nonostante sia arrivata più indietro rispetto alle squadre fin qui presentate la Vanoli si merita la sufficienza soprattutto per il carattere mostrato e il filotto di vittorie conquistate dopo l’arrivo di Cesare Pancotto. Purtroppo l’infortunio di Chase ha compromesso un po’ gli obiettivi dei cremonesi che comunque si sono appoggiati alla vena realizzativa di Jason Rich e Jarrius Jackson. Quello da cui Cremona ripartirà sarà il coach, sperando per l’anno prossimo di imbroccare una stagione positiva in cui l’obiettivo non sia solo la salvezza.


VICTORIA LIBERTAS PESARO: voto 6,5

Una rincorsa durata tutta l’anno e un obiettivo che sembrava impossibile alla fine raggiunto. Questa è stata la stagione della Vuelle che ha occupato l’ultimo posto dalla prima alla penultima giornata, mentre al suono dell’ultima sirena si è ritrovata quindicesima e, quindi, salva. Anosike è stato il perno della squadra anche se molte sue buonissime prestazioni non sono bastate per portare a casa i 2 punti. La buona mano di Turner e l’acquisto azzeccato di Petty Perry hanno aiutato i marchigiani a ricucire pian piano lo strappo con la penultima. La società cercherà ad ogni modo di trattenere il suo centro (non sarà facile) per poi cercare di costruire una squadra che l’anno prossimo metta meno a dura prova le coronarie dei tifosi.

SUTOR MONTEGRANARO: voto 7

Più di così non si poteva fare. Una squadra che man mano ha perso pezzi e che, al completo, avrebbe potuto salvarsi per quello che i giocatori rimasti hanno dimostrato. Purtroppo la società è mancata e non si sa quale sarà il futuro della Sutor dal momento che non sembrano più esserci soldi nelle casse gialloblu. Daniele Cinciarini è stato il faro della squadra e ha dimostrato forse come non mai tutto il suo valore mentre la vecchia volpe di Recalcati stava per mettere appunto un vero e proprio miracolo. Peccato per la Sutor che, dopo 9 anni di Serie A, la abbandona senza un futuro certo. I giocatori, il coach e lo staff questa stagione hanno fatto tutto ciò che era umanamente possibile, sta ai signori dietro la scrivania ora pensare almeno un po’ al bene della società.


lunedì 19 maggio 2014

JAMAL CRAWFORD - THE PERFECT SIXTH MAN

La differenza tra Jamal Crawford e molti altri vincitori del premio di Sixth Man of the Year, primo tra tutti quello dello scorso anno, J.R. Smith, è che la guardia dei Clippers, dopo aver vinto il premio per la prima volta nel 2010 in maglia Hawks, ha giocato anche le stagioni a venire da miglior sesto uomo in NBA. La sua costanza di rendimento, il suo essere sempre o quasi tra i migliori giocatori della Lega in uscita dalla panchina, ne hanno fatto un’autentica icona del sesto uomo ideale. Fino a questo secondo titolo, record assoluto, condiviso con Kevin McHale, Ricky Pierce e Detlef Schrempf.


Alla sua seconda stagione a Los Angeles, Crawford si è trovato in un roster davvero ricco e profondo nel ruolo, grazie all’arrivo di giocatori del calibro di J.J. Redick e Darren Collison, oltre, ovviamente, al fenomenale Chris Paul. Nonostante questo, la sua stella è continuata a brillare. La guardia di Seattle ha iniziato la sua stagione con 16.5 punti di media nei mesi tra ottobre e dicembre, con il 42.9% al tiro e il 39% da oltre l’arco. I Clippers cominciano l’annata come peggio non potevano, perdendo il derby contro i Lakers, ma già dal match successivo contro i Warriors dimostrano tutto il loro valore. Il 2013 si chiude con un ottimo score di 21 vittorie e 12 sconfitte. Nella Western Conference nessun posto per i playoff è assicurato fino a quando la stagione entra nel vivo, ma i Clips si elevano tra le papabili favorite per chiudere la regular season tra le migliori ad Ovest, in vista della post-season. Il meglio, per loro e per Crawford, però, deve ancora venire.

Le medie della guardia di Seattle si alzano a 22 punti di media nei primi due mesi del nuovo anno, tirando, per altro, con percentuali eccezionali (43.6% dal campo e 38% da oltre l’arco). E’ incredibile come, nel computo finale, Crawford giochi meglio in trasferta, segnando 20.7 punti con il 45% dal campo e il 40% da tre punti, oltre a sfornare 3.3 assistenze a partita, rispetto a quanto faccia in casa, dove le medie scendono a 16.4 punti, sotto il 40% in entrambe le statistiche di tiro. Questo è uno dei sintomi di come Crawford non tema alcun avversario e riesca sempre a dare il meglio. I Clippers vincono 19 partite e ne perdono soltanto 8 a cavallo tra gennaio e febbraio, portandosi tra le primissime forze ad Ovest. Le ultime tre vittorie del mese vengono seguite da oltre otto consecutive, a chiudere una striscia di undici successi consecutivi, che issa Los Angeles al terzo posto in Western Conference.


Terza piazza che verrà confermata a fine stagione, con un record storico, il migliore di sempre per la franchigia, di 57-26. Non solo numeri, però, anche e soprattutto prestazioni maestose come la terzultima e penultima nei derby contro i Lakers, da record per lo scarto portato (+36 e +48 rispettivamente) contro i rivali storici. In casa la squadra della City of Angels è un rullo compressore. Subisce sole 7 sconfitte a fronte di ben 34 vittorie, mentre il 23-18 in trasferta resta l’unico dato parzialmente allarmante in vista dei playoff. Crawford chiude la sua regular season con ottime medie: 18.6 punti, 2.3 rimbalzi e 3.2 assist. L’insolito status di titolare per un terzo delle gare giocate non ha modificato lo splendido rendimento della guardia da sesto uomo, tanto che la squadra ha vinto 31 delle 45 partite in cui Jamal è uscito dalla panchina.


Con 421 punti Crawford si è aggiudicato, dunque, il premio di Sixth Man of the Year, con 57 primi e 41 secondi tra tutti gli esperti votanti, finendo davanti a Taj Gibson, che ha chiuso a quota 395, con 49 primi posti e 45 secondi. Terzo, molto staccato, Manu Ginobili a quota 138. Nei playoff, tanto la guardia quanto i Clippers, stanno facendo benissimo e, dopo la difficile vittoria per 4-2 nell’ostica serie contro i Warriors, ora sono in parità (2-2) contro i Thunder di Kevin Durant. Servirà un’impresa per volare alle finali di Conference e, magari, sognare anche le Finals NBA. E’ stata una stagione ricca di prime volte per i Clippers, chissà che non ce ne siamo delle altre, ben più importanti.

MONTEGRANARO, UN ALTRO MIRACOLO SOLO SFIORATO

La Sutor Montegranaro, si sa, è una delle squadre del nostro campionato con maggiori problemi economici. I marchigiani, nella massima serie dalla stagione 2006-2007, dopo una serie di buoni piazzamenti negli ultimi anni è sempre finita tra le ultime delle classe. Quest’anno la squadra ha galleggiato sempre tra le ultime tre posizioni in classifica e ha dovuto attendere l’ultima partita per sapere quale sarebbe stato il suo destino nella prossima stagione. Infatti era chiaro ormai settimane che la salvezza se la sarebbero giocata Montegranaro e Pesaro, dopo che Cremona ha avuto uno scatto d’orgoglio dopo l’arrivo di coach Pancotto. Pesaro ha avuto una differenza canestri positiva rispetto alla Sutor ma è possibile che l’ultimo posto in classifica conquistato sul campo non significhi retrocessione dal momento che, per gravi problemi economici, rischiano di fallire e di ripartire dalla Promozione, come già successo qualche anno fa a Treviso e Teramo, la Mens Sana Siena e, appunto, Montegranaro. 


La situazione della Sutor è abbastanza complicata: che la società non navigasse nell’oro lo si sapeva sin da inizio stagione ma quello che nei col passare dei mesi è accaduto forse non ha dell’incredibile ma sicuramente non è uno spot positivo per tutto il movimento cestistico nazionale.
Il coach Carlo Recalcati, dopo una salvezza che sembrava impossibile nella passata stagione, è stato il punto di partenza per la costruzione di una squadra il cui obiettivo era, ancora una volta, la salvezza. Il play Josh Mayo e l’ala Mardy Collins sarebbero dovuti essere i punti di forza di un roster che, sulla carta, era forse il più scarso dell’intera Serie A (ma bisogna tenere sempre in conto il fattore-Recalcati, fattore che può portare parecchi punti in una stagione e vittorie insperate). Il campionato della Sutor non ha smentito le attese per quanto riguarda i risultati raggiunti sul campo ma è necessario parlare di tutte le vicende extracestistiche che hanno condizionato la stagione dei marchigiani e condizioneranno ad ogni modo anche la prossima.

La prima questione, quella più spinosa è relativa agli stipendi. Daniele Cinciarini, il capitano, ha dichiarato che sono ormai 5 mesi che non riceve più lo stipendio ed è facile immaginare come ciò valga anche per tutti i suoi rimanenti compagni. Rimanenti, perché del roster che aveva iniziato la stagione molti hanno tolto le tende dalle Marche: Josh Mayo è andato a Roma, mentre Mardy Collins si è accasato all’Olympiacos. Dunque i due uomini intorno cui la squadra è stata costruita sono migrati verso altri lidi, lì dove lo stipendio arriva con regolarità (si spera).

Ma il problema stipendi non è l’unico per la Sutor che la prossima stagione, se rimarrà in Serie A, partirà con 3 punti di penalizzazione per i mancati pagamenti Comtec. Ma, come già detto, l’anno prossimo non è escluso che la Sutor giochi in Promozione ma anche nel caso in cui rimanesse in Serie A o in Lega Gold tutto dovrà essere ricostruito: Recalcati molto probabilmente allenerà a Venezia (altra realtà dove ci saranno grandi cambiamenti) mentre molti giocatori non vorranno certamente giocare ancora gratuitamente. Il coach più volte si è lamentato di come le condizioni in cui è costretto a lavorare con i suoi ragazzi non siano minimamente accettabili e più volte ha richiamato l’attenzione della società che però non sembra essere troppo attenta ai richiami del coach milanese. Voci di corridoio affermano che imprenditori a cui i soldi non mancano all’interno della società sono presenti, ma gli stessi non vogliono investire nel basket e così le condizioni in cui i gialloblù si ritrovano sono quelle visibili a tutti. 


Ma la squadra, nonostante tutto, ha continuato a giocare e a fornire sul campo delle prestazioni a volte veramente impronosticabili. Quello che i giocatori della Sutor hanno fatto in queste settimane è degno di nota e, se la salvezza fosse arrivate sul campo, i ragazzi di Montegranaro avrebbero potuto festeggiare il risultato come un vero e proprio scudetto. Le vittorie interne a scapito di Brindisi e Avellino sono stati due importanti colpi che hanno rafforzato le speranze dei marchigiani di rimanere in Serie A, ma che purtroppo non sono bastate. Con una squadra infarcita di giovani e di giocatori con esperienza che ormai hanno passato i loro anni migliori, le vittorie (ma anche le prestazioni convincenti come quella offerta contro Milano) hanno avuto come denominatore comune un giocatore su tutti: Daniele Cinciarini.

Quello che il capitano ha fatto in questa stagione è qualcosa di straordinario: il ragazzo di Cremona ha viaggiato a 15,6 punti di media ed è una delle belle sorprese di questo campionato dal momento che non si era mai reso protagonista di prestazioni di questo livello, nemmeno negli anni in cui era nel giro della Nazionale (chiamato per la prima volta ad indossare la maglia azzurra della Nazionale maggiore da Recalcati). Sempre Cinciarini si è spesso lamentato della gestione societaria ma non si è mai tirato indietro in campo e anzi ha sempre dimostrato grande professionalità e attaccamento alla maglia; probabilmente il suo futuro sarà lontano da Montegranaro e, sulla base delle cifre personali ottenute quest’anno, potrebbe essere una delle pedine su cui si concentrerà il mercato degli italiani della prossima stagione.



Credo che la Sutor se avesse conquistato la salvezza anche quest’anno avrebbe fatto un autentico miracolo. Il coach e i giocatori, con in testa Cinciarini, sarebbero stati i veri artefici di questo miracolo anche perché la società, purtroppo, a livello nazionale ha fatto veramente una brutta figura. Questa è la dimostrazione di come nel basket e nello sport in generale non siano solo i soldi a muovere gli atleti ma anche la passione. Credo che il bello del basket e uno dei fattori della crescita del movimento (almeno in termine di spettatori) sia proprio questa passione, percepibile dall’interno del palazzetto più che dalla tv, che spinge i giocatori ad avere un rapporto non di amicizia ma sicuramente di vicinanza con il pubblico. E il pubblico l’amore per la squadra lo nota e lo sa apprezzare. Si rimane con l’amaro in bocca nel pensare che una realtà così amata dovrà, forse, scomparire. Sono sicuro che la gente di Montegranaro non abbandonerà la squadra nel bene e nel male anche perché una squadra che per tanti anni ha giocato nel massimo campionato nazionale non merita di essere abbandonata, come hanno fatto coloro che stanno dietro a una scrivania.

giovedì 15 maggio 2014

DRAFT 2014 REVIEW: SECOND ROUND

Andata in archivio senza troppe sorprese la prima, lunga notte del draft 2014, il secondo round di venerdì notte è partito col botto e ci ha riservato più di qualche colpo di scena. 


Assistiamo subito ad una sorpresa. Con la prima scelta del secondo giro i Texans non scelgono il quarterback che tutti si aspettavano, ma pescano la forte guardia Xavier Su’a Filo per rafforzare la linea e creare un gioco offensivo improntato su un running game aggressivo e muscolare. Alla 34 i Cowboys fanno un trade up inaspettato per scegliere l’erede di DeMarcus Ware: DeMarcus Lawrence. Il nome è lo stesso, le capacità sono interessanti e la curva di apprendimento è alta, fosse anche la metà di Ware, i Cowboys potranno ritenersi soddisfatti. I Browns non deludono i loro fans rafforzando la linea di Johnny Manziel con un giocatore pronto per essere uno starter come Joel Bitonio, uno dei lineman più rapidi dell’intero lotto. Alla 36 i Raiders scelgono il loro quarterback del futuro: Derek Carr, ragazzo poco pubblicizzato, ma adatto a prendere in mano le redini della franchigia di Oakland. Ottima pick dei Falcons che, alla 37, si assicurano il gioiello Ra’Shede Hageman, defensive lineman capace di giocare sia da tackle sia da end e prospetto in grado di far compiere, nei prossimi anni, il salto di qualità alla linea difensiva di Atlanta. I Buccaneers pensano ancora all’attacco e, pur avendo già a roster Vincent Jackson e il neo-scelto Mike Evans, aggiungono un altro grosso target come Austin Seferian-Jenkins per dare a coach Lovie Smith un attacco con peso specifico considerevole e pieno di lottatori.  

I Jaguars vogliono chiaramente un futuro migliore e, dopo aver inserito il primo pezzo, Blake Bortles, aggiungono ora il secondo: Marquise Lee, la freccia per colpire le difese avversarie sul profondo. I Lions alla 40 scelgono un difensore, ma non un defensive back. Kyle Van Noy è un rusher puro che renderà ancora più tosto e temibile il già forte front difensivo dei Lions. I Rams continuano il loro ottimo draft chiamando Lamarcus Joyner, giocatore capace di ricoprire sia la posizione di cornerback che quella di safety. Sotto la guida di Jeff Fisher può trovare la sua vera identità di gioco in un secondario dall’ottimo potenziale. Gli Eagles, dopo l’incomprensibile pick di Marcus Smith, fanno prepotentemente trade up per assicurarsi i servigi di Jordan Matthews, receiver fisico e dalle grandi mani che renderà l’attacco degli Aquile il terzo, secondo o addirittura primo della lega in termini di produttività. I Giants fanno intendere di non avere molta fiducia nel centro titolare J.D. Walton e selezionano Weston Richburg, un lineman intelligente, bravo in entrambe le fasi e capace di guidare la linea fin da subito. I Bills, dopo aver fornito a E.J. Manuel il suo nuovo target numero 1 nella persona di Sammy Watkins, decidono di garantirgli la protezione adeguata sul lato cieco con il gigantesco Cyrus Koundjio. I campioni in carica, dopo essere andati ancora più indietro anche nel secondo round, scelgono finalmente il loro uomo ed erede in campo di Golden Tate: Paul Richardson. 


Gli Steelers proseguono nel loro lavoro di ringiovanimento della difesa selezionando Stephon Tuitt, defensive end esplosivo che ricorda molto la leggenda giallo-nera Brett Keisel. I Redskins pongono fine all’attesa dei fan pescando Trent Murphy, aggiungendo peso e muscoli alla loro difesa. I Ravens continuano a seguire la filosofia del best player avaible pescando Timmy Jernigan, un talento da primo round, forte contro le corse e potenziale titolare nei prossimi anni. Fantastica pick dei Jets alla 49, che portano a New York Jace Amaro, un’arma offensiva in grado di creare mismatch su tutto il campo e che insieme ad Eric Decker garantirà un ottimo pacchetto di soluzioni a Michael Vick. I Chargers imbastiscono una trade coi Dolphins per salire a prendere uno dei pass rusher più sottovalutati della scorsa stagione NCAA: Jeremiah Attaouchu, un’esplosiva macchina da sack. I Bears rafforzano il loro front four con Ego Ferguson, prospetto un po’ grezzo, ma che potrebbe diventare un buonissimo giocatore nei prossimi anni. I Cardinals vogliono che anche il loro attacco sia all’altezza della difesa e con Troy Niklas guadagnano il tight end più completo del draft. Alla 53 è il giocatore selezionato dai Packers ad aver fatto l’affare: Davante Adams e le sue manone non vedono l’ora di ricevere centinaia di lancia da parte di Aaron Rodgers. Con la scelta dei Titans iniziano finalmente ad uscire i running back e per sostituire Chris Johnson selezionano Bishop Sankey, un runner completamente diverso dal suo predecessore, che potrà trarre vantaggio dalla possente linea di Tennessee. Strana pick dei Bengals che, pur avendo già Giovani Bernard e Benjarvus Green-Ellis, chiamano Jeremy Hill, un torello che comunque in red zone farà molto comodo all’attacco delle Tigri.   


I Broncos non vogliono perdere di vista l’attacco e offrono a Peyton Manning i servigi di Cody Latimer, ricevitore che avrà l’opportunità di crescere davvero tanto ed in breve tempo. I 49ers ribadiscono di  essere un running team con la chiamata di Carlos Hyde, il running back più completo di questo draft e pericolosa arma anche fuori dal backfield. I Saints sanno di avere un mago della difesa come Rob Ryan e regalargli una pedina come Stanley Jean-Baptiste per rafforzare l’unità non può che rendere felici tutti in Louisiana. Alla 59 ecco finalmente comparire sul palco i Colts, orfani della scelta al primo round, che colmano uno dei loro bisogni più urgenti scegliendo Jack Mewhort, un jolly schierabile su tutta la linea offensiva. I Panthers vogliono ancora dire la loro in NFC e, con l’aggiunta del rusher Kony Ealy, dimostrano di voler ruggire anche nella prossima stagione. I Jaguars salgono dal terzo giro, trovando come partner i 49ers, per completare il pacchetto ricevitori con Allen Robinson, giocatore possente ed evolvibile nella prima opzione offensiva di Bortles. Alla 62 i Patriots iniziano a guardare seriamente al futuro e selezionano l’erede al trono di Tom Brady: il “nostro” Jimmy Garoppolo. Con la penultima scelta del secondo giro, salgono a scegliere i Dolphins che aggiungono al loro attacco Jarvis Landry, velocissimo ricevitore che potrà costruire una bella connection con Ryan Tannehill. Ed infine, con la 64 chiamata, scelgono nuovamente i Seahawks che provvedono a sistemare la loro linea offensiva con Justin Britt. 



Il secondo giro di questo draft 2014, per la montagna di talento presente, potrebbe quasi essere definito un “secondo primo giro”. Sono stati scelti tantissimi giocatori interessanti e dal potenziale molto grande, ora non vediamo il momento di vederli all’opera con casco e paraspalle per far sognare (o disperare) tutti i loro nuovi tifosi

DRAFT 2014 REVIEW: FIRST ROUND

Finalmente il Draft! Abbiamo aspettato tre lunghissimi mesi prima che arrivasse il fatidico momento in cui Roger Goodell salisse sul palco per annunciare la prima scelta assoluta e giovedì, alle 2.00 di notte italiane, il commisioner ha infine posto fine alla lunga attesa annunciando la first pick. Riguardano i 32 giocatori scelti, viene subito in mente come sia stato un Draft, per ora, “normale”, in cui non ci sono state grandissime sorprese e in cui nomi e previsioni sono state per lunga parte rispettate. 



L’attesissima prima scelta è stata, come pronosticato da molti, il fortissimo Jadeveon Clowney, defensive end che in coppia con J.J. Watt renderà la difesa dei Texans una delle più terrificanti per i prossimi anni. Alla numero due, i Rams hanno puntato sulla solidità e l’esplosività di Greg Robinson, colmando un primario bisogno in linea offensiva, e alle tre i Jaguars hanno scelto il miglior quarterback del lotto, quel Blake Bortles che garantirà loro un futuro solido in cabina di regia. La prima sorpresa è arrivata con la chiamata numero 4, quando i Bills hanno preso in mano il telefono e imbastito un trade coi Browns per salire di 5 posizioni e prendersi il fenomeno Sammy Watkins, autentico game changer e destinato a diventare il target preferito di E.J. Manuel. I Raiders, dopo una free-agency assurda, hanno potuto consolarsi pescando Khalil Mack alla cinque, mentre Falcons e Buccaneers hanno rispettato pienamente le previsioni scegliendo rispettivamente Jake Matthews e Mike Evans. Con la scelta numero 8, ottenuta dalla trade con i Bills e da lo scambio di una posizione coi Vikings, i Browns hanno sorpreso un po’ tutti prendendo Justin Gilbert, talentuosissimo cornerback con ottime ball skills che insieme a Joe Haden formerà una coppia davvero intrigante. I Vikings, seguendo la mentalità difensiva del loro coach Nov Turner, hanno aggiunto alla loro difesa il diamante grezzo Anthony Barr, un pezzo pregiato a cui sarà richiesto un grande lavoro per rendere i Vikings una contender nella fredda NFC North. Alla 10 un’altra sorpresa, i Lions aggiungono un altro elemento in attacco del calibro di Eric Ebron (ora Matthew Stafford non avrà più scuse con Calvin Johnson, Reggie Bush, Golden Tate e il suo nuovo tight end), ma rimangono ancora sguarniti nel secondario. 



I Titans spiazzano un po’ tutti aggiungendo Taylor Lewan, offensive tackle aggressivo ed energico, ma che gioca nella medesima posizione del recente acquisto Michael Oher. I Rams sfruttano al meglio la loro seconda pick al primo round scegliendo Aaron Donald, rendendo così la loro linea difensiva un concentrato di forza, energia ed atletismo che li farà competere nella difficilissima NFC West. I Giants credono chiaramente che Eli Manning possa condurli ad un altro titolo e lo accontentano regalandogli Odell Beckham, ricevitore che sul profondo sarà una spina nel fianco per molte difese. I Bears azzardano alla 15 con un need non primario come il cornerback e scelgono Kyle Fuller, futuro sostituto di Charles Tillman e, per ora, schierabile nello slot. Gli Steelers, con la chiamata numero 15, portano a casa un giocatore solido e senza fronzoli come Ryan Shazier, il processo di ricostruzione della difesa sta procedendo a gonfie vele. Cowboys desiderano costruire una linea offensiva insuperabile e, per il secondo anno consecutivo, pescano un lineman: Zack Martin, l’uomo giusto per solidificare il reparto sia sulla destra sia internamente. Ozzie Newsome, per i Ravens, pesca dalla sua alma mater Alabama C.J. Mosley, leader difensivo che sarà il cardine della futura difesa dei nero-viola e giocatore affidabile dentro e fuori dal campo. I Jets regalano a coach Rex Ryan un pezzo pregiato come Calvin Pryor, hitter pauroso che renderà la difesa dei Jets ancora più competitiva. I Dolphins vivono un draft sfortunato, con i loro obbiettivi primari off the board, e sono costretti a ripiegare su Ja’Wuan James, tackle di secondo piano. Alla 20 si verifica la seconda trade di giornata, coi Saints che salgono 7 posizioni per selezionare Brandin Cooks.


Alla 21 i Packers, quasi inaspettatamente, si ritrovano “HaHa” Clinton-Dix, la safety ideale da affiancare a Morgan Burnett. Alla 22 i Browns chiamano gli Eagles per salire a prendere il loro nuovo uomo franchigia: il chiacchieratissimo Johnny Football Manziel ed in poche ore l’attenzione su di loro è quadruplicata. Mossa assurda dei Chiefs, con la pick 23, che non prendono un offensive lineman, ma il defensive end Dee Ford, pur avendo già in squadra Justin Houston e Tamba Hali. I Bengals seguono il trend attuale della lega che vede protagonisti i cornerback e con la 24 portano a Cincinnati Darqueze Dennard. Alla 25 i Chargers allungano il secondario con Jason Verrett e poiché devono affrontare due volte a stagione i Broncos, è una scelta decisamente intelligente. Alla 26 si verifica la mossa più assurda del primo giro: gli Eagles selezionano Marcus Smith, un giocatore utile, ma chiaramente da secondo giorno e con Kony Ealy, Kyle Von Noy e tanti altri ancora in giro è una pick difficilmente comprensibile. I Cardinals, con la 27 ottenuta dai Saints, investono sulla difesa e scelgono Deone Bucannon, mentre i Panthers alla 28 seguono la strada inversa e rafforzano l’attacco con Kelvin Benjamin. 


Alla 29 Bill Belichick piazza la zampata e sceglie Dominique Easley, giocatore che viene da due infortuni alle ginocchia, ma che è potenzialmente un difensore terrificante. Altra sorpresa alla 30, con i 49ers che prendono Jimmie Ward, talento da affiancare ad Eric Reid per costruire una coppia di safety destinata ad avere un impatto notevole nei prossimi anni. I Broncos proseguono nella loro strada di rafforzamento della difesa e chiamano Bradley Roby, cornerback fisico e dotato di ottima visione. Alla 32 mossa sapiente dei Seahawks che, consci di poter arrivare al loro uomo preferito, optano per uscire dal primo round e cedono la scelta ai Vikings che prendono il discusso Teddy Bridgewater. 


È stato un primo round intenso e avvincente, in cui salta subito all’occhio come i ruoli più richiesti siano wide receiver (5) e cornerback (5). Continua anche la tradizione di offensive tackle scelti al primo giro (5), ma, al contrario dello scorso anno, non sono state scelte guardie. Solo 2 i defensive lineman scelti, mentre 5 sono stati gli edge rusher. Pochi si sarebbero aspettati 4 safety tra le prime 32 chiamate, ma il crescente bisogno di coprirsi in una pass happy league rende necessario avere le contromisure adatte. La posizione più chiacchierata del football, il quarterback, è stata solo relativamente protagonista; a parte Bortles alla 3, Manziel e Bridgewater sono stati scelti tardi, rispettivamente alla 22 e 32. Come da previsione poi nessun running back è finito al primo giro.  Ora non ci resta che aspettare i prossimi giri, con un secondo round infuocato ed un terzo pieno di sorprese.

domenica 11 maggio 2014

UN ROOKIE DA RECORD: MICHAEL CARTER-WILLIAMS

C’è da ammetterlo, la classe dei rookie di quest’anno ha deluso anche le scarne attese della vigilia. E’ sembrato un antipasto, non particolarmente succulento, in attesa del banchetto eccelso della prossima estate, in cui vedremo davvero una serie di talenti cristallini fare il salto in NBA, alla ricerca di gloria e successi. Nell’attesa, però, un giocatore su tutti ha richiamato a sé la maggior parte delle attenzioni, nella sua stagione d’esordio nella Lega. In una squadra in crisi di gioco e risultati come i Sixers di quest’anno, Michael Carter-Williams ha mostrato al mondo delle doti da non sottovalutare. Se contiamo che l’anno prossimo scenderà in campo Nerlens Noel e Philadelphia avrà, con tutta probabilità, una scelta tra le prime tre, allora forse colui che ha vinto più che meritatamente il più recente premio di Rookie of the Year, avrà una squadra di livello attorno a sé. E ci sarà da divertirsi nella Città dell’Amore Fraterno.


La stagione dell’undicesima scelta dello scorso Draft comincia con una partita che tutti avrebbero sognato di giocare al loro esordio in NBA: la sfida contro i due volte campioni in carica, gli Heat di LeBron James. E Carter-Williams stupisce il mondo con una prestazione leggendaria: 22 punti, con 4/6 da oltre l’arco, 7 rimbalzi, 12 assist e 9 rubate, a soli quattro passi da quella che sarebbe stata la più incredibile quadrupla doppia della storia del basket. Philadelphia già sente di avere in mano lo steal of the Draft, ma, ovviamente, il ragazzo deve confermarsi ad altissimi livelli. Arrivano tre vittorie consecutive per i 76ers nelle prime giocate, per la maggior parte frutto del talento di MCW, anche perché, per il resto, il roster sembra davvero di basso profilo. Evan Turner e Spencer Hawes si danno da fare per aiutare il neonato prodigio della franchigia della Pennsylvania, ma arriva un infortunio a tenerlo fermo ai box, prima per una decina di giorni a novembre, poi per quasi tutto il mese di dicembre. Le statistiche comunque dicono che, nell’arco di questi due mesi, Carter-Williams segna 18 punti a partita, conditi per altro da 5.5 rimbalzi, 7.5 assist e poco meno di tre rubate a partita. Le quasi quattro palle perse a partita e le scarse percentuali al tiro sono auspicabili da un ragazzo del 1991 al suo primo anno in NBA. I Sixers chiudono l’anno con lo score di 9-21, già lontanissimi dalle posizioni per i playoff, nonostante un MCW tra le migliori guardie non solo ad Est, ma addirittura dell’intera Lega.

Il 2014 si apre con tre vittorie consecutive, ma è un fuoco di paglia. A Philadelphia una posizione nelle prime tre della lottery fa troppa gola e la squadra non fa nemmeno molto per nasconderlo. Fino all’ultima partita di gennaio, vittorie e sconfitte, comunque, si alternano in maniera ponderata (7-10) e il rookie da Syracuse si guadagna il premio di Rookie of the Month, risultato già ottenuto a novembre e che otterrà nuovamente nei mesi a seguire, nonostante lo scempio che i Sixers compiono nel finale di stagione. Le sue medie restano altissime: 16.5 punti, 5.6 rimbalzi e 5.6 assist. Per tutto il mese di febbraio e fino al 29 marzo i 76ers, però, si abbandonano al tanking selvaggio e non conoscono più la parola “vittoria”. Arrivano la bellezza di 26 sconfitte consecutive, che eguagliano il record per la peggior striscia negativa di sempre dei primi Cavs post partenza di James verso la Florida. Le medie di MCW si abbassano vistosamente e non potrebbe essere altrimenti. Nonostante questo vince il premio di Rookie of the Month del mese di marzo (e questo rende l’idea del livello bassissimo degli “avversari” al primo anno). Aprile vede Philadelphia tornare al successo, anche se c’è davvero poco da festeggiare quest’anno. Carter-Williams segna 17.6 punti di media, con 7.5 rimbalzi e 6.4 assist, per altro con il 52.5% dal campo e il 42.9% da oltre l’arco. E’ forse la paura di poter perdere il premio di Rookie of the Year a smuovere nuovamente le ambizioni e la voglia di dare il meglio di MCW, che sfodera delle grandi prestazioni, pur nel disastro collettivo.


I Sixers chiudono a quota 19-63, penultimi tanto nella Eastern Conference quanto nel complessivo della Lega, ottenendo una posizione privilegiata per il prossimo Draft. Era questo, probabilmente, il primo e unico obiettivo stagionale della franchigia, oltre che di far crescere i suoi giovani e rimettere in sesto Noel per la prossima stagione. Carter-Williams chiude una stagione comunque eccellente a 16.7 punti, 6.2 rimbalzi e 6.3 assist di media, unico rookie insieme ad Oscar Robertson ed Alvan Adams a guidare tutti i giocatori al primo anno nelle tre principali statistiche. Inoltre MCW ha guidato i rookie anche nelle rubate (1.86 a partita, sesto complessivamente in NBA). Nella sua settimana d’esordio è stato nominato miglior giocatore della Eastern Conference, unico a riuscire nell’impresa insieme a Shaquille O’Neal. Con 17 doppie-doppie e 2 triple-doppie, accompagnate da 25 partite da oltre 20 punti e una serie di prestazioni straordinarie e di livello assoluto, la guardia ha dominato tra i rookie in quasi ogni aspetto del gioco. Alla fine i voti per ottenere l’ambito premio sono stati ben 569, con 104 primi posti su 124 esperti chiamati a giudicare. Secondo è stato Victor Oladipo (Orlando Magic) con 364 punti e 16 primi posti, terzo invece è arrivato Trey Burke (Utah Jazz) con 96 punti.


L’importante per Michael Carter-Williams, forse ancor più che far bene nella sua prima stagione in NBA, sarà confermarsi l’anno prossimo quando, con tutta probabilità, i Sixers torneranno ad essere competitivi ad alti livelli e potranno lottare davvero per le posizioni che contano. D’altronde, da uno che, all’esordio nella Lega, ha messo insieme una prestazione del genere davanti alla miglior squadra e al miglior giocatore di basket al mondo, ci si può aspettare qualsiasi cosa.

giovedì 8 maggio 2014

FROM DRAFT TO DRAFT

Mancano ormai poche ore all’attesissimo Draft 2014, uno dei più ricchi e talentuosi degli ultimi anni. In questi mesi sono stati spesi fiumi di parole sui prospetti e sulle loro possibili collocazioni ideali, ma oggi vogliamo provare a guardare questa draft class da un punto di vista leggermente diverso, comparandola con quella dello scorso anno, ruolo per ruolo. 


Quarterback: Il 2013 fu poverissimo, con solo E.J. Manuel scelto al primo giro e nessuno che abbia dimostrato di essere un talento su cui costruire una squadra. Questo 2014 è distante anni luce dal 2012 di Andrew Luck e compagnia, ma ha tanti buoni giocatori con un potenziale interessante. Ci sono i famosi Johnny Manziel, Blake Bortles e Teddy Bridgewater, ma anche quarterback meno chiacchierati che potrebbero rivelarsi ottime pick  come Derek Carr, il “nostro” Jimmy Garoppolo e Zach Mettenberger.

Running back: Lo scorso anno si sono presentati dei talenti come Eddie Lacy, Le’Veon Bell, Geovani Bernard e Zac Stacy, giocatori che sono stati in grado di cambiare e potenziare i running game delle loro franchigie. La classe di quest’anno ha molte incognite e tanti elementi (70 running back si sono dichiarati), ma nessuno pronto a caricarsi un peso considerevole dell’attacco. Carlos Hyde, Tre Mason e Ka’Deem Carey sono i nomi più interessanti, ma hanno tutti avuto problemi fuori dal campo e hanno molti aspetti da migliorare.

Wide Receiver:  Il 2014 vede la creme de la creme in questa posizione. Abbondanza e talento la contraddistinguono: Sammy Watkins e Mike Evans sono game changer e poi ci sono Brandin Cooks, Odell Beckham, Marquise Lee, Kelvin Benjamin, Allen Robinson e tanti altri che possono diventare pedine importanti di un attacco NFL. Lo scorso anno, a parte Tavon Austin, DeAndre Hopkins e la sorpresa Keenan Allen, abbiamo visto davvero poco.


Tight end: Classi molto simili. L’anno scorso Tyler Eifert guidava i suoi pari ruolo così come Eric Ebron li guida quest’anno. Dietro di loro molta incertezza e tanto talento da sviluppare, Jace Amaro e Austin Seferian Jenkins sono nomi interessanti, ma dovranno dimostrare di poter essere incisivi anche al piano superiore.

Offensive tackle: Difficile battere una delle classi più ricche come quella dello scorso anno. Eric Fisher e Luke Joeckel per motivi diversi hanno reso sotto le aspettative, ma dietro di loro D.J. Fluker, Justin Pugh e David Bakhtiari hanno avuto buone stagioni. Quest’anno Jake Matthews e Greg Robinson guidano la classe e hanno un talento cristallino ben superiore alle prime due scelte dello scorso anno, ma gli altri tackle non sembrano ancora pronti per poter assicurare una valente protezione sul lato cieco. 

Guard: Il 2013 vince a mani basse: Larry Warford, Kyle Long e Chanche Warmack hanno dato un solido apporto alle loro linee e hanno inciso sia in pass protection sia sul running game. Il 2014, a parte Xavier Su’a Filo, vede giocatori leggermente monodimensionali e con qualche dubbio di troppo, specialmente a livello fisico.

Center: Una delle posizioni con meno appeal, ma che proprio per questo produce giocatori pronti fin da subito a guidare una linea NFL. L’anno scorso Travis Frederick sorprese tutti, quest’anno potrebbe succedere lo stesso con Weston Richburg e Travis Swanson. 

Defensive tackle: Lo scorso draft è stato uno dei più talentuosi per quanto riguarda la posizione con due giovani fenomeni come Star Loutelei e Sheldon Richardson, diventati ben presto ancore delle loro linee difensive. Questa classe è abbastanza povera, ma ha giocatori interessanti. Aaron Donald è decisamente il più intrigante, ma anche Louis Nix e Ra’Shede Hageman potrebbero rivelarsi buoni giocatori. 

Defensive end: Due parole: Jadeveon Clowney. Basta il fenomeno da South Carolina per superare la classe dello scorso anno. 


Linebacker: Classe 2014 molto povera con il solo C.J. Mosley prospetto da primo giro. Shane Skov, Chris Borland e Christian Jones non sono pronti a partire da starter e dovranno lavorare molto per potersi guadagnare il posto in campo, in maniera non molto diversa da quello che i linebacker dello scorso draft stanno facendo, Kiko Alonso escluso. 

Outside linebacker: Quelli dello scorso anno hanno fatto vedere veramente pochissimo per essere giudicati, ma Khalil Mack ed Anthony Barr sono due diamanti grezzi che potrebbero facilmente scavalcare i loro predecessori. 

Cornerback: Una delle posizioni più difficili per un rookie. Come lo scorso anno c’è talento e profondità, oltre che tanto bisogno da parte delle squadre. Justin Gilbert, Darqueze Dennard e compagnia dovranno dimostrare sul campo di essere migliori rispetto ai loro pari ruolo del 2013. 

Safety: Pochi e con caratteristiche molto diverse in questo 2014. Pochi e con caratteristiche diverse quelli del 2013. Classi simili, in cui quella dello scorso anno sembra prevalere grazie alle grandissimi prestazioni di Kenny Vaccaro ed Eric Reid. Haha Clinton Dix e Calvin Pryor vorranno sicuramente dimostrare di essere due giocatori in grado di meritarsi il ruolo di titolare fin dal primo anno.  


Come sempre sarà il campo a dirci chi sarà il migliore, la strada per il successo vero e duraturo, sia per i giocatori scelti nel 2013 che per quelli che verranno scelti nel 2014, è ancora lunghissima. Non ci resta che aspettare e goderci il talento che questi ragazzi metteranno sul campo da football.

lunedì 5 maggio 2014

LA SIENA CHE NON TI ASPETTI

Personalmente mi chiedo come faccia: sono ormai due mesi e mezzo abbondanti che mi chiedo come Siena riesca sempre a vincere. Ad onor del vero bisogna ricordare come nel derby toscano a Pistoia e contro Caserta la Mens Sana non abbia raccolto punti ma, considerando le 11 giornate che intercorrono tra la terza e la quattordicesima di campionato (l’ultima disputata), Siena per ben nove volte è uscita vincitrice dal campo. Fino all’anno scorso questa non sarebbe stata una notizia ma in questa stagione forse nessuno si attendeva una squadra così caparbia e abile a portare a casa il referto rosa per un numero di partite così elevato, in particolare dopo l’addio di Hackett. 


La cessione a Milano del play di Forlimpopoli ha fatto sì che i meneghini, già strafavoriti, diventassero quasi imbattibili e così è stato dal momento che i ragazzi di coach Banchi hanno dominato il campionato e vinto la regular season con facilità e con tre turni d’anticipo. Da questa cessione Siena, dopo un momento di sbandamento, sembra aver fatto quadrato e iniziato a giocare in maniera diversa. Alcune voci non meglio identificate dello spogliatoio mensanino avrebbero addirittura dichiarato che senza Hackett il clima nella squadra sarebbe migliorato. 

Coach Marco Crespi sta compiendo quella che considero una sorta di impresa: certo, la squadra non è scarsa, ma essere al secondo posto in classifica al pari di una squadra potenzialmente più forte come Cantù e dietro solamente all’inarrivabile Milano non è cosa da poco. Uno dei segreti delle squadre vincenti è quello del gruppo e a capo di un gruppo c’è sempre una persona con un carisma particolare e nello sport molto spesso questa persona è l’allenatore. La scorsa stagione “gruppo” era una delle parole chiave della Cimberio Varese, che non a caso arrivò fino a gara 7 della semifinale scudetto contro Siena dopo aver vinto la stagione regolare. Quello che coach Crespi è riuscito a costituire è stato un gruppo affamato di vittorie e che riesce a giocare sempre al limite delle proprie possibilità. Credo che questo discorso sull’importanza del gruppo non sia inutile o banale visti gli esempi che quest’anno si sono avuti nella nostra Serie A; il più eclatante credo sia quello di Avellino dove una squadra costruita per vincere non ha saputo nemmeno arrivare ai playoff e per una buona parte dell’anno ha avuto lotte intestine allo spogliatoio a causa (sembrerebbe) degli americani. Chi invece si spinge al limite delle proprie possibilità è la Sutor Montegranro che, nonostante i molti, troppi, problemi societari e l’abbandono di molti giocatori a causa degli stipendi non pagati, ogni domenica mette in campo tutto ciò che gli è rimasto (in primis l’onore). Tornando a Siena credo che il gruppo che si è costituito sia un’arma fondamentale per restare in alto e vincere, che magari culla anche quel sogno impossibile chiamato scudetto.


Ma se ci fosse solo il gruppo senza i buoni giocatori la Mens Sana non si troverebbe al secondo posto. Othello Hunter è forse uno dei giocatori più devastanti dell’intero campionato e, se in giornata di grazia, con la sua forza e la sua atleticità può mettere in seria difficoltà tutti i lunghi del nostro campionato. Da evidenziare è inoltre la crescita di Erick Grenn: il play/guardia, classe ’91, aveva a lungo balbettato nella prima parte della stagione ma nelle ultime uscite si è tolto dalle scarpette parecchi sassolini. In cabina di regia si alternano Haynes e Cournooh, che nel loro quarto d’ora di media riescono a dare velocità alla manovra e da seguire è soprattutto la crescita del ragazzo di Villafranca di Verona. Janning e Carter hanno conservato una buona mano e in particolare l’ala di Dallas riesce a mantenere un buon 40% da tre punti, nonostante molte prestazioni siano state sotto la media. Jeff Viggiano non è certo un fenomeno ma in questa Siena riesce a trovare uno spazio adeguato alle sue potenzialità. Il reparto centri vede la coppia forse meglio mixata di tutto il campionato: Ben Ortner e Tomas Ress. Il primo può contare su una stazza che gli permette di essere il dominatore dell’area e poter affrontare senza nessun timore i pivot avversari; il secondo invece può vantare una mano assai morbida, un’intelligenza tattica eccezionale e tanta tanta esperienza, tutte caratteristiche che lo rendono un centro temuto soprattutto per il suo gioco che si sviluppa anche al di fuori della linea dei 6,75.

Il gioco che Siena ha sviluppato è un vero e proprio gioco di squadra: sembra inutile dirlo visto che a pallacanestro si gioca 5 contro 5, ma passare da un Hackett che palla in mano penetrava e, se andava male, si prendeva due liberi, a un gioco in cui si attende di smarcare l’uomo migliore per poter tirare in un certo tipo di attacco non è cosa semplice e immediata. Non esiste un tipo di gioco giusto e uno sbagliato ma sta all’allenatore capire, in base agli uomini che ha a disposizione, come la squadra può rendere al meglio. 


Siena, che ha blindato il secondo posto in classifica con la vittoria su Varese può a questo punto pensare di poter acciuffare la finale scudetto dal momento che si troverà nella parte opposta del tabellone rispetto all’EA7, in questo momento imbattibile per tutte squadre del campionato. In ogni caso comunque la stagione di Siena è da voto alto in pagella anche se non si concluderà con lo scudetto, come da anni ormai erano abituati i frequentatori del PalaEstra. Questa è la dimostrazione di come una squadra normale, come ce ne sono tante nel nostro campionato, grazie all’allenatore giusto e alle motivazioni riesca a rimanere nelle posizioni nobili della classifica per molto tempo, nonostante i fasti di qualche mese fa siano lontani ricordi e tra qualche mese forse una piccola realtà di provincia.

Ultima nota, che aggiungo dopo aver visto la partita del PalaWhirlpool e che (malignamente, lo ammetto) mi ha fatto pensare a una delle ragioni per cui Siena sia al secondo posto nonostante una squadra non scarsa ma modesta, è quella relativa all’arbitraggio: il metro arbitrale contro le squadre che affrontano la Mens Sana è sempre quello visto a Varese?